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Frontalieri: capro espiatorio dello scudo?

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Valico_Ponte_Chiasso_ITALe regioni di frontiera non ci stanno a pagare per le tensioni fra Italia e Svizzera. I frontalieri si sentono discriminati e non vogliono essere considerati alla stessa stregua di chi ha evaso il fisco nascondendo i propri capitali nelle banche ticinesi.


Non c’è dubbio che la piazza finanziaria di Lugano stia soffrendo. Lo scudo fiscale del ministro Tremonti starebbe effettivamente sortendo gli effetti sperati…almeno a Roma. Complice la crisi economica che obbliga piccoli e medi imprenditori a rimpatriare i loro capitali per reinvestirli nell’azienda e complice anche il danno d’immagine che ha subito il settore bancario elvetico e il segreto bancario, fatto sta che il rischio di una pesante emorragia di capitali dal Ticino verso l’Italia è grande.

Ora, governo cantonale e associazione dei banchieri, sono intenzionati a chiedere a Berna di rivedere l’ammontare del ristorno delle tasse alla fonte pagate dai frontalieri in Svizzera e riversati ogni anno a Roma. Si tratta di una cinquantina di milioni di franchi che ritornano nei comuni della fascia di frontiera e che il Ticino vorrebbe ridurre.

Una rivendicazione che non piace evidentemente ai comuni di frontiera che si sono subito attivati. Per molti sindaci sarebbe una catastrofe, un’ingiusta ritorsione contro chi non ne può nulla. “Non vogliamo essere trattati alla stregua di chi da sempre nasconde i propri soldi in Svizzera. Noi non siamo degli evasori ma rischiamo di essere gli unici a pagare”.

A rassicurare i propri sindaci ci ha pensato, dalla pagine della Prealpina, il presidente della Provincia di Varese Dario Galli, presidente anche della Comunità di lavoro della Regio Insubrica. “Penso che certe decisioni vadano concordate con l’Italia ma teniamo seriamente monitorata la questione e siamo vicini ai nostri frontalieri.

Infatti, il ristorno, si basa su un accordo stipulato fra i due paesi nel 1974. Roma e Berna avevano convenuto di fissare un’aliquota al 40%. Fin qui nulla da dire. Tuttavia, si scopre che analoghi accordi con l’Austria, ad esempio, hanno un’aliquota del 12,5%. Una bella differenza. Ed è proprio su questa differenza che punta il Ticino. Praticando gli stessi criteri “austriaci”, Bellinzona incasserebbe almeno 20 milioni di franchi in più ogni anno.

Ma le ritorsioni non finiscono qui. Se l’emorragia di capitali dovesse confermarsi, il settore bancario ticinese potrebbe essere confrontato con un’ importante crisi di impieghi. Crisi, che peraltro è visibile in molti altri settori. Le ultime statistiche sulla disoccupazione, pubblicate la scora settimana, dimostravano come in Ticino il numero di frontalieri continua ad aumentare parallelamente all’ aumento della disoccupazione fra i residenti. Roba da mandare a nozze la Lega dei Ticinesi. Ma aldilà delle polemiche, in questo caso, la Svizzera e il Ticino, potrebbe far valere la cosiddetta clausola di salvaguardia.

Si tratta di una clausola fissata negli accordi bilaterali con Bruxelles seconda la quale, la Confederazione potrebbe limitare temporaneamente le autorizzazioni di soggiorno e di lavoro qualora l’immigrazione dovesse assumere proporzioni impreviste, reintroducendo i contingenti. Su queste basi, la Svizzera, potrebbe quindi chiudere temporaneamente i cancelli ai frontalieri.

“I nostri lavoratori” dice ancora Dario Galli, presidente della Provincia di Varese, “sono operai specializzati di cui è difficile fare a meno. Capisco la situazione che vivono gli amici del Ticino, anche se forse ha creato più danni l’idea che si è data al mondo del crollo del segreto bancario rispetto allo scudo fiscale”.

Sicuramente il Ticino non potrebbe permettersi di rinunciare ai frontalieri che sono oltre 40 mila. Pensiamo solo a certi settori della metallurgia, dell’edilizia o della sanità. Ma il clima si sta facendo incandescente. La Lega dei Ticinesi non usa mezzi termini e pretende una drastica riduzione della manodopera estera. Il governo cantonale, di fronte anche alle pressioni del settore bancario che da lavoro a 15 mila dipendenti, non può rinunciare a dare battaglia. Solo un intervento diplomatico ai massimi livelli potrebbe stemperare la tensione e impedire che a pagare siano i più deboli. Con il rischio infine che lo scudo, serva solo a fare un po’ di cassa ma poi, passata la buriana, chi ha sempre evaso ritorni a farlo in attesa di una nuova sanatoria.

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3 Risposte

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  1. Il signor Bignasca, presidente dei Leghisti ticinesi, è proprietario di una ditta edile e su 28 dipendenti, 21 sono frontalieri e solo 7 ticinesi.
    Esattamente come i leghisti italiani, parla tanto e poi fa l’opposto. un po’ di coerenza invece che ipocrisia non guasterebbe

    ANdrea

    30/10/2009 at 10:13

  2. [...] queste basi, la Svizzera, potrebbe quindi chiudere temporaneamente i cancelli ai frontalieri.»  [fonte] GA_googleFillSlot("e-ticino250x250"); Post pubblicato: 26 novembre 2009 Autore: editore [...]

  3. Clausola di salvaguardia:Qui è spiegato molto bene di cosa si tratta: http://www.admin.ch/aktuell/00089/index.html?lang=it&msg-id=27018

    ellieglialtri

    26/11/2009 at 19:28


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